di Barbara Battistella e Giulia Mauri

Nel pomeriggio di sabato 10 ottobre, presso la sala Ticozzi di Lecco, si è tenuta la conclusione della XXII edizione del Premio Manzoni al romanzo storico: ad aggiudicarsi il premio è stata Piera Ventre, autrice di “Stella Randagia”.
Tra il pubblico erano presenti le prof.sse Battistella e Mauri che, oltre a essere appassionate lettrici di romanzi storici, sono anche parte della giuria popolare del premio.

Come funziona l’assegnazione del premio?
Il Premio Manzoni è un premio letterario con un funzionamento molto particolare: ogni anno, autori e case editrici inviano agli organizzatori molti romanzi che ambiscono alla vittoria e al pubblico riconoscimento. Tali romanzi vengono prima di tutto letti dai membri dalla giuria tecnica ristretta, formata da critici letterari, che seleziona tre titoli, ritenuti particolarmente significativi. La parola passa poi ai membri della giuria popolare, un gruppo molto più nutrito di lettori (quest’anno ben 165!), non esperti, ma curiosi e appassionati, nominati da librerie e biblioteche del lecchese. Ai giurati popolari spetta la scelta finale: in forma anonima ciascuno vota, tra i tre finalisti, il libro che ritiene meritevole di ottenere il premio. Per ottenere il massimo effetto sorpresa, il vincitore viene scoperto e rivelato solo durante la cerimonia finale: sotto lo sguardo vigile di un notaio, le buste con le schede vengono aperte una a una e i voti sono conteggiati nel corso della serata.
La serata di premiazione
Sabato sera, dunque, sul palco della sala Ticozzi, mentre in contemporanea si svolgeva lo spoglio delle schede, Mattia Conti, rappresentante della giuria tecnica, ha intervistato i tre scrittori finalisti di quest’anno: Giosué Calaciura, autore di “L’ammiraglio”, Eleonora Marangoni, autrice di “L’imperdibile”, e Piera Ventre, autrice di “Stella randagia” (collegata da remoto a causa di un imprevisto). Questa intervista è unica nel suo genere perché, essendo il pubblico composto dai giurati che hanno letto i romanzi, non occorre limitare gli “spoiler”, ma gli scrittori possono fare riferimenti anche dettagliati a trama e contenuto dei libri.

Così, Giosué Calaciura ha potuto spiegare le origini “marinare” del suo romanzo, che indaga la figura di Cristoforo Colombo:
“Volevo scrivere un libro di viaggio e di mare, ma quasi mi sono interrotto nella scrittura quando mi sono reso conto che buona parte del romanzo avrebbe invece riguardato le violenze della conquista delle Americhe. Ho sentito il respiro dell’attualità alle mie spalle: mi sono reso conto della necessità di concludere il romanzo, per dare voce a chi di solito non la possiede”.
Eleonora Marangoni, invece, ha raccontato dell’ispirazione che l’ha guidata nella scrittura:
“Mi sono imbattuta per caso nel nome di Walter Hunt, inventore di oggetti di uso comune – come “l’imperdibile” del titolo, cioè la spilla da balia. Eppure, nonostante la sua grande capacità creativa, ha fallito l’opportunità di ottenere riconoscimento per ben 27 volte, una per ognuna delle sue invenzioni, ed è oggi quasi sconosciuto! Viaggiando negli Stati Uniti, patria di Hunt, ho scoperto che di lui si sapeva davvero poco anche lì. È un indizio rivelatore della mentalità americana: puoi essere un inventore geniale, ma se non monetizzi non sei nessuno.”

Infine, Piera Ventre ha riflettuto sull’importanza delle false notizie nella struttura del suo romanzo:
“Lo spunto iniziale è legato a un fatto storico: il passaggio della cometa di Halley nel 1910. In questa occasione un astronomo, Camille Flammarion, aveva dichiarato che i gas contenuti nella coda della cometa avrebbero potuto sterminare l’umanità. Lo stesso Flammarion aveva poi specificato di ritenere questa ipotesi decisamente improbabile; tuttavia, la stampa dell’epoca propose titoli sensazionalistici omettendo questo dettaglio. Ho deciso, quindi, di raccontare le reazioni della gente e di costruire una storia ambientata in questo contesto, indagando i temi della diversità, della solitudine, della ricerca di sé”.
Al termine del conteggio, è stata annunciata vincitrice proprio Piera Ventre, visibilmente emozionata a schermo, mentre in sua vece l’editor Serena Daniele ha ringraziato giuria e pubblico e ritirato il premio. Quasi unanime è stato il verdetto della giuria: su 165 voti, ben 94 sono andati proprio a “Stella Randagia”.

Che senso ha oggi un evento come il Premio Manzoni?
Un premio serve a valorizzare opere e autori significativi nel panorama contemporaneo, incentivando la scrittura di opere originali e motivando gli autori a dare il meglio di sé. Com’è ovvio, al di là della gloria e della gratificazione, c’è anche un risvolto economico, il quale consiste non solo nella somma ricevuta dal vincitore, ma anche nel numero di copie vendute, che aumenta grazie alla pubblicità in quanto finalista o addirittura vincitore di un premio prestigioso.
Perché prendere parte alla giuria di un premio letterario?
Essere coinvolti come giurati è un’esperienza unica: leggere in modo critico, consapevole della responsabilità insita nel proprio ruolo, e confrontarsi con gli altri, scoprendo nuove interpretazioni e punti di vista, sono occasioni che arricchiscono un appassionato lettore.
Al termine del percorso, poi, partecipare alla cerimonia di premiazione è semplicemente la ciliegina sulla torta: si possono incontrare gli autori in carne e ossa, scoprire le loro intenzioni e riflessioni, così come le loro tecniche di scrittura e, in poche parole, comprendere meglio le opere nella loro interezza.
Del resto, il lavoro dello scrittore è solitario, come hanno più volte ripetuto i tre finalisti; spesso, aggiungiamo noi, è solitaria anche l’attività del lettore. Partecipare a gruppi di lettura, assistere a presentazioni di libri o a premi letterari, invece, ci consente di vivere la nostra passione uscendo dalla solitudine, per aprirci agli altri e impreziosire l’esperienza della lettura.

