di Nike De Quattro

Partire per frequentare il quarto anno all’estero, in Irlanda, lontano dall’Istituto Greppi, si è rivelato sin da subito un’importante occasione di crescita, sia per migliorare la conoscenza dell’inglese sia per mettermi alla prova come persona. Al di là dell’aspetto linguistico, infatti, uno dei fattori più stimolanti e significativi di questo percorso è stato scoprire un sistema scolastico del tutto diverso dal nostro e imparare a confrontare quotidianamente due modi opposti, ma ugualmente validi, di intendere l’istruzione.

L’edificio in cui si trovano il Griffith College e la CETSS, la scuola frequentata da Nike.

Frequentare la CETSS (Cork Educate Together Secondary School) qui a Cork mi consente, infatti, di vivere da vicino una scuola basata su principi di inclusione, lavoro di squadra e metodi di insegnamento fortemente orientati all’uso della tecnologia digitale e all’attualità.

L’Istituto Greppi garantisce una preparazione teorica di altissimo livello, fatta di lezioni frontali, verifiche scritte approfondite, interrogazioni individuali alla cattedra e molto studio a casa sui libri di testo. È un sistema che richiede grande concentrazione e costanza, ma che ha il merito di insegnare a organizzare il proprio tempo, sviluppare una forte disciplina e acquisire un solido metodo di studio insieme a un’ampia base di conoscenze.

Al contrario, la CETSS di Cork adotta un metodo basato soprattutto sui progetti pratici (project-based learning), sull’uso quotidiano di computer e tablet e sul lavoro di gruppo. Qui la valutazione non dipende dalle classiche interrogazioni orali che siamo abituati ad affrontare in Italia: è invece una valutazione continua (continuous assessment) che tiene conto delle ricerche svolte, delle presentazioni multimediali esposte davanti alla classe e dei lavori di squadra completati durante le settimane.

Nike e alcuni amici nel centro di Cork

Anche l’ambiente e la gestione del tempo rispecchiano questa diversità. Alla CETSS il rapporto con i docenti è molto aperto e informale, al punto che ci si rivolge loro chiamandoli per nome di battesimo, pur mantenendo sempre un profondo rispetto reciproco. La giornata scolastica è più lunga (generalmente dalle 09:00 alle 15:30) e la struttura prevede che siano gli studenti a cambiare aula per ogni materia, spostandosi nei vari laboratori o spazi tematici. Se Villa Greppi mi ha insegnato il rigore, la memoria e l’analisi teorica, la CETSS mi sta aiutando a sviluppare competenze pratiche, a collaborare con gli altri e a parlare in pubblico con molta più disinvoltura.

Nike con il suo host dad Tony e suo nipote Sean

Un altro aspetto fondamentale e indimenticabile dell’anno all’estero è la convivenza con la famiglia ospitante (host family). Vivere a stretto contatto con una famiglia locale significa entrare davvero nel quotidiano della cultura irlandese, condividendo la cena ad orari insoliti, abitudini domestiche differenti, ma anche piacevoli chiacchierate serali davanti ad una calda tazza di tè. Vivo con la mia host family nella cittadina di Cobh, che dista circa mezz’ora di auto da Cork.

All’inizio, uno degli aspetti più critici è stato senza dubbio l’impatto con la lingua parlata in casa. Capire che cosa i locali dicono nei primi giorni può sembrare un’impresa quasi impossibile a causa dell’accento di Cork, noto per essere piuttosto stretto, e della velocità con cui le persone del posto parlano. Non bisogna assolutamente spaventarsi o perdersi d’animo: è un ostacolo del tutto normale che si supera nel giro di poche settimane, man mano che l’orecchio si abitua alla parlata locale. Superati i primi dubbi iniziali, quindi, la famiglia diventa un vero e proprio punto di riferimento, capace di farti sentire a casa anche a centinaia di chilometri di distanza dalla Brianza.

A chiunque nella nostra scuola stia valutando di fare un’esperienza all’estero – che sia a Cork, in un’altra città irlandese o in qualunque altro Paese del mondo – consiglio di cogliere questa opportunità con coraggio e senza esitazioni.

Le preoccupazioni per la distanza, il timore delle difficoltà iniziali con la lingua o la paura di accumulare ritardi nel programma scolastico italiano non devono frenare: un anno all’estero regala un’indipendenza, una capacità di adattamento e una maturità nuove, che difficilmente si potrebbero acquisire rimanendo nella propria comfort zone. Non serve poi specificare che si tratta di un’esperienza che cambia il modo di vedere il mondo e che permette di costruire amicizie che dureranno per sempre.

Il rientro a Villa Greppi sarà sicuramente un passaggio importante e sfidante, ma sono certa che tornerò in Italia con un bagaglio di esperienze umane, linguistiche e culturali che mi accompagnerà per tutta la vita.

Nike (al centro) con gli altri exchange students, ovvero gli studenti che stanno vivendo l’esperienza dell’anno scolastico all’estero